In breve
L’Irpinia è l’entroterra della Campania, in provincia di Avellino, terra di tre vini DOCG: Taurasi, Fiano di Avellino e Greco di Tufo. Da vedere per primi: Santuario di Montevergine, Abbazia del Goleto, Castello di Gesualdo, borghi come Zungoli e Nusco, Lago Laceno e Monti Picentini. Dista circa un’ora da Napoli; si gira in auto, meglio in primavera e autunno.
Aggiornato il 31 ottobre 2026
Cos’è l’Irpinia e per cosa è famosa
L’Irpinia è la parte interna della Campania e coincide in gran parte con la provincia di Avellino: colline di vigne, olivi e noccioli, boschi di castagno e di faggio, montagne che d’inverno si coprono di neve. Il nome viene dagli Irpini, il popolo sannita che abitava queste valli prima di Roma e che si richiamava al lupo, hirpus nella sua lingua.
È famosa prima di tutto per il vino. Qui nascono tre DOCG, il Taurasi da uve Aglianico, il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo, in un territorio così raccolto che in una giornata si attraversano tutte e tre le zone. Poi ci sono i prodotti di montagna (la castagna di Montella, il tartufo nero di Bagnoli, il pecorino di Carmasciano), i santuari che richiamano pellegrini da secoli, i borghi di pietra e l’acqua: dalle sorgenti irpine partono gli acquedotti che riforniscono Napoli e la Puglia.
Noi guardiamo questa terra ogni giorno dalle colline di Montefalcione, dove si trova la cantina, a circa un quarto d’ora da Avellino. In questa guida abbiamo messo in fila le 24 esperienze che consigliamo a chi ci chiede cosa fare in Irpinia: sono divise per tema, con la stagione migliore per ciascuna e qualche indicazione pratica di chi queste strade le percorre tutto l’anno.
Borghi da visitare in Irpinia
Tra i borghi irpini che fanno parte dell’associazione I Borghi più belli d’Italia ci sono, a ottobre 2026, Gesualdo, Monteverde, Nusco, Summonte, Zungoli, Frigento e Savignano Irpino. Qui ne trovate quattro, insieme al capoluogo e a Calitri; Gesualdo è nella sezione dedicata ai castelli.
Avellino, il capoluogo
Avellino è la base più comoda per muoversi e merita almeno una mattina: il Duomo, la Torre dell’Orologio, la passeggiata su Corso Vittorio Emanuele e il Museo Irpino, con le collezioni archeologiche della provincia. Il teatro cittadino porta il nome di Carlo Gesualdo, il principe musicista che ritroverete più avanti. Da Montefalcione: circa un quarto d’ora.
Zungoli
Nel 2026 Zungoli è arrivato terzo al Borgo dei Borghi, il concorso televisivo nazionale, e fa parte dell’associazione I Borghi più belli d’Italia. Il centro storico è piccolo e si gira a piedi, tra il castello e le grotte scavate nel tufo sotto le case. Sta nell’Irpinia orientale e si abbina bene a Gesualdo nella stessa giornata. Quando: primavera e inizio autunno.
Monteverde
Al confine con la Puglia e la Basilicata, Monteverde è un borgo raccolto intorno al suo castello, con la valle dell’Ofanto sotto e il lago di San Pietro poco lontano. Fa parte dei Borghi più belli d’Italia ed è la meta più lontana di questa guida: conviene dedicargli una giornata in Alta Irpinia, insieme a Calitri o al lago di Conza. Quando: da aprile a ottobre.
Nusco
Lo chiamano il balcone dell’Irpinia: dai suoi oltre 900 metri lo sguardo corre sui Monti Picentini e sulle valli dell’Alta Irpinia. Nusco fa parte dei Borghi più belli d’Italia: il centro storico si stringe intorno alla cattedrale di Sant’Amato, il patrono, e a gennaio, per Sant’Antonio Abate, la Notte dei Falò accende piazze e vicoli. Quando: tutto l’anno; d’inverno, con un occhio al meteo.
Summonte
Sulle pendici del Partenio, poco sotto Montevergine, Summonte è un borgo di pietra con vicoli in salita e una torre angioina che domina il paese. Fa parte dei Borghi più belli d’Italia ed è anche uno dei comuni del Fiano di Avellino DOCG: si abbina facilmente alla salita al santuario. Quando: dalla primavera all’autunno; d’estate, in quota, si sta freschi.
Calitri
In Alta Irpinia, sopra la valle dell’Ofanto, Calitri sale a gradoni sulla collina, con un centro antico fatto di scale e vicoli stretti. La sua lunga tradizione di ceramisti è raccontata nel Museo della ceramica. Si visita bene nella stessa giornata di Monteverde. Quando: dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno.
Santuari, abbazie, castelli e siti archeologici
Santuario di Montevergine
A circa 1.270 metri sul Partenio, sopra Mercogliano, il santuario fondato nel XII secolo da San Guglielmo da Vercelli è ancora oggi meta di pellegrinaggi da tutta la Campania. Custodisce l’icona della Madonna di Montevergine, che i devoti chiamano Mamma Schiavona, e dal piazzale, nelle giornate limpide, lo sguardo arriva fino al golfo di Napoli. Si sale in auto o, nei periodi in cui è in servizio, con la funicolare da Mercogliano; nella vicina Ospedaletto d’Alpinolo il torrone è una tradizione legata proprio ai pellegrini. Quando: da maggio a ottobre; d’inverno la strada può essere innevata.
Abbazia del Goleto
Nella campagna di Sant’Angelo dei Lombardi, il Goleto è un altro monastero fondato da San Guglielmo da Vercelli, che qui morì nel 1142. Per secoli fu una comunità femminile guidata da badesse potenti, come ricorda la torre Febronia, che porta il nome di una di loro, accanto alla piccola cappella gotica di San Luca. È uno dei luoghi più silenziosi dell’Irpinia e si abbina bene a Nusco. Quando: primavera e autunno.
Castello di Gesualdo
Il castello domina Gesualdo, uno dei Borghi più belli d’Italia, ed è legato a Carlo Gesualdo, principe di Venosa e tra i più grandi autori di madrigali del Rinascimento. Qui il principe si ritirò dopo il 1590, quando a Napoli uccise la moglie Maria d’Avalos e il suo amante: una storia che ancora oggi porta in paese musicisti e curiosi. Il castello è stato restaurato: prima di andare conviene verificare giorni e orari di visita. Quando: tutto l’anno, meglio con il cielo terso per il panorama.
Parco archeologico di Aeclanum
A Passo di Mirabella, nel comune di Mirabella Eclano, si cammina tra i resti di Aeclanum, centro degli Irpini diventato città romana lungo la Via Appia, che dal 2024 è patrimonio mondiale UNESCO. Qui fu vescovo Giuliano d’Eclano, che nel V secolo polemizzò con Sant’Agostino. È un sito del Ministero della Cultura: controllate gli orari prima di partire. Quando: primavera e autunno, evitando le ore calde d’estate.
San Gerardo a Materdomini e le sorgenti del Sele
A Materdomini, frazione di Caposele, il santuario di San Gerardo Maiella è meta di pellegrinaggi da tutto il Mezzogiorno: il santo, morto qui nel 1755, è considerato il protettore delle mamme e dei bambini. Poco lontano, a Caposele, nascono le sorgenti del Sele, la cui acqua attraversa l’Appennino per arrivare in Puglia. Quando: tutto l’anno; d’estate il fresco della montagna è un motivo in più.
Basilica paleocristiana di Prata di Principato Ultra
A pochi chilometri dalla cantina, nella zona del Greco di Tufo, Prata di Principato Ultra conserva la basilica paleocristiana dell’Annunziata con la sua catacomba, una delle testimonianze cristiane più antiche dell’Irpinia. È una tappa poco conosciuta anche da chi vive qui e si combina bene con una visita in cantina nella stessa mattina. Quando: tutto l’anno.
Natura e sentieri in Irpinia
Lago Laceno e l’altopiano di Bagnoli Irpino
A oltre mille metri, sopra Bagnoli Irpino, il Laceno è l’altopiano dove d’estate si sale a cercare il fresco e d’inverno la neve. Intorno al lago ci sono prati e faggete per passeggiate facili, sentieri più impegnativi verso le cime e, negli inverni nevosi, una piccola stazione sciistica. Quando: tutto l’anno; in autunno, insieme al tartufo e alle castagne di Bagnoli.
Monte Terminio e il Parco dei Monti Picentini
Tra Serino, Montella e Bagnoli si alzano i Monti Picentini, protetti da un parco regionale: cime intorno ai 1.800 metri, faggete fitte e altopiani carsici. Sul Terminio i Piani di Verteglia sono attraversati dal Sentiero Italia CAI, e dalle sorgenti di Serino, ai piedi del massiccio, parte l’acquedotto che porta l’acqua a Napoli. Servono scarpe da trekking e una carta dei sentieri, perché in quota il tempo cambia in fretta. Quando: da maggio a ottobre.
La Mefite di Rocca San Felice
Nella Valle d’Ansanto, sotto Rocca San Felice, la terra ribolle: da una pozza di fango grigio escono gas che gli antichi consideravano un accesso agli inferi, sacro alla dea Mefite, e che Virgilio descrive nel settimo libro dell’Eneide. Le esalazioni sono pericolose: si osserva da lontano, restando sui percorsi indicati e senza mai scendere verso la pozza. Quando: primavera e autunno, meglio nelle giornate ventilate.
Il lago di Conza e il parco archeologico
Nell’alta valle dell’Ofanto, il lago di Conza è un’oasi WWF dove si osservano gli uccelli acquatici, soprattutto nei periodi di migrazione. Sopra il lago, il vecchio centro di Conza della Campania, distrutto dal terremoto del 1980, è oggi un parco archeologico che conserva anche i resti dell’antica Compsa romana. Quando: primavera e autunno.
Sapori e prodotti tipici dell’Irpinia
La cucina irpina è di collina e di montagna: fusilli tirati con il ferretto, cicatielli, minestre di verdure e legumi, carni alla brace, caciocavallo. Più che inseguire un indirizzo, conviene seguire le stagioni e le feste di paese: questi sono i prodotti per cui vale la pena spostarsi.
Le castagne di Montella IGP
Montella ha la castagna più nota dell’Irpinia, tutelata come Indicazione geografica protetta: i castagneti coprono i versanti intorno al paese e in autunno raccolta e sagra lo riempiono di gente. Vale una sosta anche il convento di San Francesco a Folloni, che la tradizione lega al passaggio del santo. Quando: ottobre e novembre.
Il tartufo nero di Bagnoli Irpino
Bagnoli Irpino dà il nome a un tartufo nero (Tuber mesentericum) dal profumo deciso, diverso da quelli più conosciuti di altre regioni. In autunno il paese gli dedica una mostra mercato insieme alle castagne, e con una passeggiata al Laceno la giornata è completa. Quando: autunno e inverno.
Il pecorino di Carmasciano
Nella Valle d’Ansanto, intorno alla Mefite, le pecore pascolano su erbe segnate dalle esalazioni sulfuree, a cui si attribuisce il gusto particolare del pecorino di Carmasciano, oggi Presidio Slow Food. È una produzione piccola, da cercare direttamente in zona, magari insieme al caciocavallo. Quando: tutto l’anno.
L’olio Irpinia – Colline dell’Ufita DOP
Nella valle dell’Ufita, tra Grottaminarda e Flumeri, l’olivo conta quanto la vite: qui si produce l’extravergine DOP Irpinia – Colline dell’Ufita, soprattutto da Ravece, una varietà locale dal fruttato intenso, amaro e piccante. Quando: tra ottobre e dicembre, quando i frantoi lavorano e l’olio nuovo si assaggia sul pane.
Vino e cantine: le tre DOCG viste da vicino

Le tre DOCG irpine stanno in pochi chilometri, e per capirle conviene vedere i luoghi oltre che assaggiare i vini. Montefalcione è un buon punto di partenza: è dentro sia la zona del Fiano sia quella del Taurasi, e la zona del Greco è a circa mezz’ora. Come queste colline entrano nei nostri vini lo raccontiamo nella pagina Il Territorio; per organizzare le visite c’è la guida all’enoturismo in Irpinia.
Taurasi e la valle del Calore
Il Taurasi, da uve Aglianico, è stato il primo vino del Sud Italia a ottenere la DOCG, nel 1993. La denominazione comprende 17 comuni lungo il fiume Calore, e il paese che le dà il nome è dominato dal castello marchionale. Prima di andare, la nostra guida al Taurasi DOCG vi dà le basi. Da Montefalcione: meno di mezz’ora. Quando: in autunno, durante la vendemmia dell’Aglianico.
Tufo e le colline del Greco
Il Greco di Tufo si produce in soli otto comuni raccolti intorno a Tufo, paese sopra la valle del Sabato la cui storia è legata alle miniere di zolfo: è lo stesso sottosuolo a cui si attribuisce la mineralità del vino. Per arrivarci preparati c’è la guida al Greco di Tufo DOCG. Da Montefalcione: circa mezz’ora. Quando: da maggio a settembre, prima della vendemmia.
Lapio, Montefalcione e il Fiano di Avellino
Il Fiano di Avellino nasce in 26 comuni, ma Lapio e Montefalcione hanno una particolarità: rientrano sia nella zona del Fiano sia in quella del Taurasi. Su queste colline, tra i 400 e i 600 metri, il Fiano tende a profumi di biancospino ed erbe officinali e a una spiccata sapidità; intorno alla nostra cantina c’è il vigneto biologico da cui nasce Esoterico. Tutto il resto è nella guida al Fiano di Avellino DOCG. Quando: tutto l’anno.
La vendemmia
Tra settembre e novembre le colline cambiano ritmo: prima si raccolgono Greco e Fiano, poi l’Aglianico, spesso fino a novembre. È il periodo migliore per vedere le vigne al lavoro e il più richiesto per le visite in cantina, quindi conviene prenotare con largo anticipo. Quando: da settembre a novembre.
Cultura e vino nella stessa giornata
Una sosta in cantina a Montefalcione
Montefalcione sta tra Avellino e la valle del Calore, a pochi minuti dall’uscita Avellino Est della A16: per questo è facile abbinare una visita in cantina a una tappa culturale nella stessa giornata. Da Donnachiara proponiamo tre esperienze, tutte su prenotazione.
- Visita gratuita all’azienda: circa 45 minuti tra il vigneto biologico di Fiano e gli spazi della cantina, senza degustazione. Si incastra bene dopo il centro di Avellino o la basilica di Prata.
- Wine Tour Classico: circa un’ora e mezza tra vigna, cantina e bottaia, con la degustazione guidata di due etichette della selezione Donnachiara e salumi e formaggi irpini. Si abbina bene a una mattina a Montevergine.
- Taurasi Experience: tre espressioni di Taurasi DOCG a confronto, dal Taurasi alla Riserva per Umberto, con la visita al nostro vigneto di Torre Le Nocelle. È la scelta per chi passa la giornata tra Taurasi e Aeclanum e ha già un po’ di familiarità con il vino.
Le visite si svolgono in italiano e in inglese, alcune anche in francese e spagnolo, e la nostra accoglienza ha ottenuto il Marchio Ospitalità Italiana con rating 2 corone. Date e disponibilità sono sulla pagina Visite in cantina; ci trovate in Via Stazione, a Montefalcione, con parcheggio interno.
Quando andare in Irpinia
L’Irpinia è più fresca di quanto ci si aspetti al Sud: in montagna d’inverno nevica, d’estate le giornate sono calde ma la sera in collina si sta bene. Ogni stagione ha le sue ragioni.
| Stagione | Cosa fare | Da sapere |
|---|---|---|
| Primavera (aprile–giugno) | Borghi, Goleto, Aeclanum, sentieri dei Picentini, vigne in germoglio | Il periodo migliore per camminare; nei weekend le visite in cantina vanno prenotate |
| Estate (luglio–agosto) | Lago Laceno, Terminio, Montevergine, feste di paese | Nei siti archeologici evitate le ore centrali; la sera in collina è fresca |
| Autunno (settembre–novembre) | Vendemmia, castagne di Montella, tartufo di Bagnoli, olio nuovo, la Tirata del Carro di paglia a Mirabella Eclano | La stagione più richiesta: prenotate con anticipo |
| Inverno (dicembre–marzo) | Montevergine, Notte dei Falò a Nusco, Carnevale di Montemarano, neve al Laceno | Sulle strade di montagna servono gomme invernali o catene a bordo |
Se il vino è il motivo del viaggio, scegliete l’autunno; se volete camminare tra borghi e sentieri senza caldo, puntate su maggio, giugno e settembre.
Come arrivare in Irpinia
Da Napoli. Si prende l’autostrada A16 Napoli–Canosa: per Avellino, Mercogliano e Montevergine si esce ad Avellino Ovest, per Montefalcione e la valle del Calore ad Avellino Est. Da Napoli alla cantina serve circa un’ora. Senza auto, da Napoli partono autobus per Avellino; da lì servono un taxi o un’auto a noleggio.
Da Salerno. Il raccordo autostradale Salerno–Avellino porta fino al capoluogo; da lì si prosegue verso Montefalcione e la zona del Taurasi, oppure verso l’Alta Irpinia.
Da Avellino. Montefalcione è a circa un quarto d’ora. Per Gesualdo, Zungoli e l’Irpinia orientale si torna sulla A16 in direzione Bari; per Montella, il Laceno, Nusco e il Goleto si prende la superstrada Ofantina.
Da più lontano. Da Roma servono circa tre ore d’auto; in treno si arriva a Napoli e si prosegue in auto. L’aeroporto di Napoli Capodichino è a circa un’ora da Montefalcione. Una volta qui l’auto è indispensabile, perché i collegamenti pubblici tra i paesi sono pochi.
Domande frequenti su cosa fare in Irpinia
Cosa c’è da vedere in Irpinia?
Le tappe principali sono il Santuario di Montevergine, l’Abbazia del Goleto, il Castello di Gesualdo e il parco archeologico di Aeclanum; tra i borghi Zungoli, Nusco, Monteverde e Summonte; per la natura il Lago Laceno, i Monti Picentini e la Mefite di Rocca San Felice. A questi si aggiungono le colline del Taurasi, del Fiano e del Greco, con le loro cantine.
Qual è il borgo più bello dell’Irpinia?
Non c’è una classifica ufficiale, ma un riferimento recente sì: nel 2026 Zungoli è arrivato terzo al Borgo dei Borghi, il concorso televisivo nazionale, e Gesualdo, Monteverde, Nusco e Summonte sono tra I Borghi più belli d’Italia. Il nostro consiglio: Nusco per il panorama, Zungoli per il centro storico raccolto.
Cosa posso fare per un weekend in Irpinia?
In due giorni potete unire una mattina a Montevergine o ad Avellino, una visita in cantina con degustazione e, il giorno dopo, Taurasi e il parco di Aeclanum: il programma con mattina, pomeriggio e sera è nel nostro weekend enogastronomico in Irpinia, mentre per tre giorni intorno al capoluogo c’è l’itinerario su cosa fare ad Avellino e dintorni.
Per cosa è famosa l’Irpinia?
Per il vino, prima di tutto: Taurasi, Fiano di Avellino e Greco di Tufo sono tre DOCG nate a pochi chilometri l’una dall’altra. Poi per la castagna di Montella IGP, il tartufo nero di Bagnoli, il pecorino di Carmasciano e le nocciole: il nome scientifico del nocciolo, Corylus avellana, viene da Avella, in provincia di Avellino. Infine per il Santuario di Montevergine e per l’acqua delle sue sorgenti, che arriva fino a Napoli e in Puglia.
Qual è il periodo migliore per visitare l’Irpinia?
La primavera (aprile–giugno) e l’autunno (settembre–novembre). In primavera si cammina bene e le vigne germogliano; in autunno ci sono la vendemmia, le castagne e il tartufo. L’estate è la stagione della montagna, l’inverno quella di Montevergine e delle feste del fuoco.
Quanti giorni servono per visitare l’Irpinia?
Per Avellino, una cantina e la zona del Taurasi bastano due giorni; per aggiungere l’Alta Irpinia, con il Goleto, Nusco, il Laceno, Calitri e Monteverde, ne servono almeno altri due, perché le strade di montagna allungano i tempi.
Serve prenotare la visita in cantina?
Sì, è sempre meglio: da Donnachiara le visite si prenotano online dalla pagina Visite in cantina e per il Wine Tour Classico consigliamo di farlo almeno 3–4 giorni prima, con più anticipo nei weekend di primavera e d’autunno.

