Falanghina: guida al vitigno e al vino bianco della Campania

In breve

La Falanghina è un vitigno a bacca bianca della Campania. Il suo territorio principale è il Sannio, in provincia di Benevento, dove dal 2011 esiste la DOC Falanghina del Sannio; l’altra zona storica sono i Campi Flegrei, vicino Napoli. Dà bianchi freschi, floreali e fruttati, ma anche versioni affinate, spumanti e passite, e sta bene con la cucina di mare, i formaggi freschi e la pizza.

Aggiornato il 31 ottobre 2026

Vuoi assaggiarla? Le nostre Falanghine, dalla Beneventano Falanghina IGT allo spumante Santè, si ordinano online con spedizione dalla cantina: vedi le Falanghine disponibili.

Siamo Donnachiara, cantina di Montefalcione, in Irpinia. Accanto ai bianchi irpini produciamo Falanghina, e la nostra Beneventano Falanghina IGT nasce da uve del Taburno, nel Sannio. In questa guida raccontiamo il vitigno da produttori: cosa dicono i disciplinari, dove nasce, come cambia da una zona all’altra e come portarlo in tavola. I dati che vengono da fonti esterne sono elencati in fondo alla pagina.

La Falanghina in sintesi

Tipo Vitigno a bacca bianca della Campania
Denominazioni principali Falanghina del Sannio DOC (dal 2011), IGT Benevento o Beneventano, Campi Flegrei DOC; ammessa anche nell’Irpinia DOC e nell’IGT Campania
Zone Sannio (provincia di Benevento), Campi Flegrei, altre aree della Campania
Uve Almeno l’85% di Falanghina nella DOC del Sannio e nell’IGT con il nome del vitigno; almeno il 90% nella Campi Flegrei Falanghina
Stili Fermo, affinato sulle fecce fini o in legno, spumante, vendemmia tardiva, passito
Profumi Fiori bianchi, mela, agrumi, frutta esotica; con l’affinamento miele e mandorla
Servizio Tra 8 e 12 °C: più fresca da giovane, qualche grado in più se strutturata
Abbinamenti Pesce, crostacei e fritture di mare, risotti, mozzarella e formaggi freschi, carni bianche, pizza

Che vino è la Falanghina

La Falanghina è prima di tutto un vitigno: un’uva bianca campana che dà il nome a vini diversi a seconda di dove cresce e di come viene lavorata. In etichetta la trovi insieme alla denominazione d’origine, per esempio Falanghina del Sannio DOC, Campi Flegrei Falanghina DOC o Benevento (Beneventano) IGT Falanghina. Il nome del vitigno può comparire solo se l’uva è almeno l’85% del vino, il 90% nei Campi Flegrei.

Nella versione più diffusa è un bianco secco, fresco e profumato, che il disciplinare del Sannio descrive «fine, floreale, fruttato» al naso e «secco, fresco, equilibrato» in bocca. Da qui partono stili molto diversi: le selezioni affinate più a lungo, lo spumante, la vendemmia tardiva e il passito.

Il vitigno: due Falanghine con un solo nome

Quella che chiamiamo Falanghina sono in realtà due uve. La Falanghina dei Campi Flegrei e la Falanghina beneventana hanno profili genetici diversi: uno studio pubblicato nel 2005 sulla rivista Vitis le ha descritte come varietà omonime e non come sinonimi, e anche il disciplinare della Falanghina del Sannio parla di una «distanza genetica importante». Nel Registro nazionale delle varietà di vite esiste però una sola voce, «Falanghina B.», iscritta nel 1970, e i disciplinari non distinguono i due tipi.

La scheda del Registro descrive un grappolo lungo 18–24 centimetri, cilindrico, con acini di media grandezza e buccia spessa; il germogliamento è precoce, la vigoria buona e la produzione costante. Il Consorzio del Sannio colloca la maturazione nella seconda metà di settembre, mentre per le nostre Falanghine vendemmiamo tra la prima e la seconda decade di ottobre.

Sul nome circola una spiegazione suggestiva: verrebbe da «falanga», il palo che sosteneva la vite. È un’ipotesi e non un fatto accertato, e lo stesso disciplinare del Sannio la definisce un’opinione diffusa ma non provata. Anche il legame con il Falerno degli antichi Romani è una suggestione più che una certezza storica. Più documentata è la storia recente: la Falanghina beneventana è stata riscoperta negli anni Settanta a Sant’Agata dei Goti, dove Leonardo Mustilli l’ha vinificata per primo in purezza.

Le zone della Falanghina

Il Sannio e la Falanghina del Sannio DOC

Il cuore della Falanghina è la provincia di Benevento. La DOC Falanghina del Sannio è nata nel 2011, copre tutta la provincia e prevede quattro sottozone: Guardia Sanframondi o Guardiolo, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Taburno. Il vino deve contenere almeno l’85% di Falanghina e può essere tranquillo, spumante (anche metodo classico, con almeno 12 mesi sui lieviti), vendemmia tardiva o passito; Riserva e Superiore, per ora, non sono previste.

Il peso del Sannio sul vino campano è grande: secondo la Camera di Commercio Irpinia Sannio, nel 2025 la provincia di Benevento valeva il 42,6% della superficie vitata della Campania e quasi la metà della produzione. Nel 2019 la rete europea delle Città del Vino (RECEVIN) ha nominato «Sannio Falanghina» Città Europea del Vino: il titolo è andato a cinque comuni, Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso.

Il Beneventano: l’IGT Benevento o Beneventano

Accanto alla DOC c’è l’Indicazione Geografica Tipica «Benevento», che si può scrivere anche «Beneventano». Comprende tutta la provincia e consente di indicare la Falanghina in etichetta quando l’uva è almeno l’85%. È la denominazione delle nostre Falanghine ferme.

I Campi Flegrei

A ovest di Napoli, tra Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto e l’isola di Procida, la DOC Campi Flegrei (1994) prevede una tipologia Falanghina con almeno il 90% del vitigno. Qui la vite cresce su suoli vulcanici di ceneri, lapilli e pomici, e attorno al lago d’Averno, dove secondo il disciplinare la fillossera non si è mai manifestata, ci sono ancora vigne a piede franco. È la Falanghina flegrea, la seconda delle due varietà.

Le altre zone

La Falanghina è ammessa anche in altre denominazioni campane. L’Irpinia DOC prevede una Falanghina con almeno l’85% del vitigno, anche spumante e passito, e il vitigno entra nell’IGT Campania e nella DOC Falerno del Massico. In tutto il Registro nazionale la elenca in 14 DOC e 51 IGT.

Gli stili: dal bianco giovane al passito

  • Ferma e giovane. Fermentata in acciaio a temperatura controllata e imbottigliata presto, è la Falanghina più diffusa: profumata, fresca, da bere nei primi anni.
  • Affinata. Alcune cantine la lasciano più a lungo sulle fecce fini, in bottiglia o in legno (il disciplinare del Sannio ammette un «lieve sentore di legno»): il vino guadagna corpo, volume e note di frutta matura.
  • Spumante. Si fa con il metodo in autoclave o con il metodo classico; nella DOC del Sannio il metodo classico richiede almeno 12 mesi sui lieviti ed è previsto solo nei dosaggi extra brut e brut.
  • Vendemmia tardiva e passito. Con le uve raccolte più tardi o lasciate appassire nascono bianchi concentrati e dolci; nel Sannio il passito non si può vendere prima del 1° giugno dell’anno dopo la vendemmia.

Che sapore ha la Falanghina

Il colore è giallo paglierino, più carico nelle versioni affinate. Al naso il Consorzio del Sannio descrive mela, frutti esotici, ginestra e biancospino; altre schede di degustazione citano agrumi, mela verde e pesca bianca, con un finale che ricorda la mandorla. In bocca prevale la freschezza, con un’acidità vivace che la rende facile da bere; con l’affinamento compaiono miele e mandorla e il vino diventa più morbido. La gradazione si muove di solito tra il 12 e il 13,5%.

Nella nostra Beneventano Falanghina IGT, per esempio, ritroviamo acacia, pera, albicocca secca e agrumi canditi; nella Resilienza, che esce un anno più tardi, il frutto va dall’albicocca all’ananas, con note vegetali e vanigliate.

Quanto invecchia la Falanghina

Per molti anni la Falanghina è stata considerata un bianco da bere entro l’anno. Le norme non fissano un numero di anni e la risposta dipende dallo stile: le versioni giovani danno il meglio presto, mentre quelle più strutturate reggono bene il tempo, come mostrano le degustazioni verticali di alcuni produttori sanniti. Il nostro enologo, Riccardo Cotarella, racconta di aver assaggiato Falanghine di sette o otto anni ancora sorprendenti: per questo la Resilienza affina sulle fecce fini e in bottiglia ed esce un anno dopo la vendemmia.

A che temperatura si serve

Le schede di degustazione indicano 8–10 °C per le Falanghine giovani e 10–12 °C per quelle più strutturate o passate in legno; lo spumante va servito ancora più fresco. Nelle schede tecniche delle nostre Falanghine ferme consigliamo 12–14 °C, per lo spumante Santè 10–12 °C.

Abbinamenti: con cosa bere la Falanghina

  • Cucina di mare: pesce, crostacei e molluschi, fritture di mare, primi e risotti di pesce.
  • Formaggi freschi: mozzarella di bufala e latticini a pasta filata.
  • Pizza: il Consorzio del Sannio la propone come vino della pizza napoletana, con il progetto Pizza&Falanghina.
  • Verdure e carni bianche: minestre di verdure, primi in bianco, carni bianche; le versioni affinate anche grigliate e formaggi semistagionati.
  • Spumante e passito: lo spumante a tutto pasto, anche con i risotti; il passito con dolci lievitati alla crema e crostate di frutta.

Falanghina, Fiano o Greco?

I tre grandi bianchi campani hanno storie e regole diverse. Il Fiano di Avellino (DOC dal 1978, DOCG dal 2003) e il Greco di Tufo (DOC dal 1970, DOCG dal 2003) sono denominazioni irpine con un territorio ristretto, 26 comuni per il Fiano e 8 per il Greco, e prevedono anche la Riserva. La Falanghina è diffusa in tutta la regione ed è DOC o IGT. Nel bicchiere è di solito la più immediata delle tre: il Fiano punta su complessità e longevità, il Greco su struttura e sapidità. Per un confronto diretto leggi Fiano di Avellino o Falanghina: quale scegliere e le guide al Fiano di Avellino DOCG e al Greco di Tufo DOCG.

Le novità: verso la Falanghina del Sannio DOCG

Il 9 settembre 2024 l’assemblea del Consorzio Tutela Vini del Sannio ha approvato la proposta di trasformare la Falanghina del Sannio in DOCG, con le tipologie Riserva, Superiore e Gran Selezione e con nuove unità geografiche più piccole delle attuali sottozone. Nella stessa occasione ha proposto di chiamare l’IGT soltanto «Benevento» e di aggiungervi lo spumante. Le proposte devono ancora completare l’iter con la Regione e il Ministero: a fine ottobre 2026 valgono le regole della DOC.

Per dare un’idea dei numeri, nel 2021 la Falanghina del Sannio DOC contava 1.359 ettari rivendicati, 84 imbottigliatori e 5,5 milioni di bottiglie, secondo i dati del Consorzio.

Le Falanghine di Donnachiara

Produciamo tre Falanghine, una ferma, una selezione che affina più a lungo e uno spumante, più il formato magnum.

Beneventano Falanghina IGT

Falanghina in purezza da uve del Taburno, su terreni argillosi e calcarei, allevate a Guyot e vendemmiate nella seconda decade di ottobre. Fermenta in acciaio tra 14 e 16 °C per circa quindici giorni, senza fermentazione malolattica, per conservare freschezza e profumi: acacia, pera, albicocca secca e agrumi canditi. È il nostro bianco per i piatti semplici ma saporiti, soprattutto di mare.

Resilienza – Beneventano Falanghina IGT

Una selezione delle uve migliori, raccolte a mano nelle ore fresche nella prima decade di ottobre e lavorate con una criomacerazione a 6–8 °C. Dopo la fermentazione in acciaio affina sulle fecce fini e poi a lungo in bottiglia, e arriva in commercio un anno più tardi. In bocca è ricca e morbida; sta bene con piatti elaborati, carni bianche e formaggi di media stagionatura.

Santè – Spumante Falanghina

Spumante brut da Falanghina in purezza, con perlage fine, profumi di agrumi e note vegetali e un tocco di crosta di pane. Si serve a 10–12 °C e accompagna l’aperitivo e tutto il pasto, dal pesce alla carne.

Beneventano Falanghina IGT Magnum

La nostra Falanghina nel formato da 1,5 litri, per le tavolate e le feste.

Beneventano Falanghina IGT

Beneventano Falanghina IGT

Annata 2025 · 0,75 l
Bianco fresco e floreale, per aperitivi e antipasti di mare.

10,50 €

Resilienza – Beneventano Falanghina IGT

Resilienza – Beneventano Falanghina IGT

Annata 2024 · 0,75 l
Falanghina selezionata, affinata sulle fecce fini e in bottiglia.

17,90 €

Santè – Spumante Falanghina

Santè – Spumante Falanghina

0,75 l
Spumante di Falanghina, per brindisi e aperitivi.

15,00 €

Beneventano Falanghina IGT Magnum

Beneventano Falanghina IGT Magnum

1,5 litri
Formato magnum da 1,5 litri.

24,90 €

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Dove scoprire la Falanghina

Per vedere le vigne della Falanghina il riferimento è il Sannio: nella nostra guida all’enoturismo nel Sannio trovi borghi, cantine e itinerari tra Guardia Sanframondi, Sant’Agata dei Goti e il Taburno. Se vieni in Irpinia, a Montefalcione puoi visitare la nostra cantina: esperienze, durata e prezzi sono nella pagina delle visite in cantina.

Domande frequenti sulla Falanghina

Che tipo di vino è la Falanghina?

È un vino bianco campano, prodotto con l’omonimo vitigno a bacca bianca. Nella versione più comune è secco, fresco e profumato di fiori e frutta; esistono anche Falanghine affinate, spumanti e passite.

Dove si produce la Falanghina?

Soprattutto nel Sannio, in provincia di Benevento, con la DOC Falanghina del Sannio e l’IGT Benevento o Beneventano, e nei Campi Flegrei, vicino Napoli. È ammessa anche in altre denominazioni della Campania, come l’Irpinia DOC.

Falanghina flegrea e beneventana sono lo stesso vitigno?

No. Hanno profili genetici diversi e condividono solo il nome, anche se nel Registro nazionale compaiono sotto un’unica voce, «Falanghina B.».

La Falanghina è DOC o DOCG?

Oggi è DOC (Falanghina del Sannio, Campi Flegrei, Irpinia) o IGT. Il Consorzio del Sannio ha approvato nel 2024 la proposta di una DOCG, che a fine ottobre 2026 non è ancora in vigore.

A che temperatura si serve la Falanghina?

In genere tra 8 e 12 °C: più fresca da giovane, qualche grado in più nelle versioni strutturate. Per le nostre Falanghine ferme consigliamo 12–14 °C, per lo spumante Santè 10–12 °C.

Con cosa si abbina la Falanghina?

Con pesce, crostacei e fritture di mare, risotti e primi in bianco, mozzarella e formaggi freschi, carni bianche e pizza. Le versioni affinate reggono anche grigliate e formaggi semistagionati.

Quanto dura una Falanghina?

Le versioni giovani sono al meglio nei primi anni; quelle più strutturate possono evolvere bene più a lungo. Non c’è una regola fissa: dipende dallo stile e dalla conservazione, al riparo da luce e calore.

Che differenza c’è tra Falanghina e Fiano?

Il Fiano di Avellino è una DOCG irpina di 26 comuni, più complessa e longeva; la Falanghina è diffusa in tutta la Campania ed è di solito più immediata, fresca e fruttata. Ne parliamo nel confronto Fiano di Avellino o Falanghina.

Fonti

Disciplinare della DOC Falanghina del Sannio, testo del 2014 (Regione Campania); disciplinari dell’IGT Benevento o Beneventano, della DOC Campi Flegrei e della DOC Irpinia; Registro nazionale delle varietà di vite, scheda Falanghina B.; Costantini e altri, Vitis 44 (2005); Consorzio Tutela Vini del Sannio; Camera di Commercio Irpinia Sannio, comunicato sul settore vitivinicolo, aprile 2026; Città del Vino; Quattrocalici, schede sul vitigno e sulla degustazione della Falanghina.